
Conversazioni sul Futuro al Salone del Libro di Torino: la cultura come infrastruttura sociale
Per il quarto anno consecutivo, Conversazioni sul Futuro ha partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino, tra i festival selezionati da Luci sui Festival, il progetto del Salone che valorizza le manifestazioni italiane impegnate nella promozione della lettura, della letteratura e del confronto culturale. Venerdì 15 maggio, nello stand della Regione Puglia al Lingotto Fiere, si è svolto l’incontro “Il futuro si legge. Libri, festival e comunità culturali”, realizzato in collaborazione con il Consiglio regionale della Puglia – Teca del Mediterraneo. L’appuntamento si è inserito nel percorso di Nel Frattempo, il festival diffuso ideato, organizzato e promosso dall’associazione Diffondiamo idee di valore, con la direzione di Gabriella Morelli, in sinergia con CoolClub e numerosi partner pubblici e privati. Un percorso che accompagna e anticipa la tredicesima edizione di Conversazioni sul Futuro, in programma a Lecce dal 14 al 18 ottobre 2026.
Presìdi culturali e immaginazione collettiva
Moderato dal giornalista Pierpaolo Lala, il rapido incontro ha offerto un momento di confronto sul ruolo che libri, festival, biblioteche, archivi e presìdi territoriali possono assumere nella costruzione di comunità più consapevoli, partecipi e aperte. La lettura è stata raccontata non solo come pratica individuale, ma come strumento di relazione, cittadinanza attiva, inclusione, cura del presente e immaginazione del futuro. Il dialogo ha messo insieme esperienze diverse e complementari, capaci di tradurre l’idea di cultura come infrastruttura sociale in progetti concreti, radicati nei territori.
Valeria Dell’Anna, responsabile dell’Ufficio biblioteche civiche del Comune di Lecce, ha raccontato l’esperienza della Biblioteca OgniBene, ospitata nel Complesso degli Agostiniani. In pochi anni la biblioteca è diventata un importante luogo di aggregazione, fondando la propria identità sull’accoglienza degli spazi, sulla flessibilità degli orari e su una forte alleanza con la comunità e con il tessuto associativo locale.
Daniela Finocchi, giornalista, saggista e ideatrice del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre, ha portato al centro del confronto i temi dell’inclusione, del pluralismo e della narrazione delle differenze. Il progetto, promosso dal Salone Internazionale del Libro di Torino e dalla Regione Piemonte, è dedicato alle donne migranti e non si esaurisce nella premiazione annuale: vive tutto l’anno attraverso incontri, gruppi di studio, pubblicazioni e strumenti crossmediali, tra cui il podcast Migranti Femminile Plurale.
Manuela Iannetti, direttrice del festival Archivissima di Torino, ha raccontato l’esperienza della manifestazione, che quest’anno festeggia il suo decennale, soffermandosi in particolare su La Notte degli Archivi, in programma il 5 giugno. Un progetto nato per superare l’immagine polverosa degli archivi e restituire ai documenti una nuova voce: grazie al coinvolgimento di scrittrici, scrittori, autrici e autori, gli archivi tornano a parlare al presente, attivando centinaia di realtà in tutta Italia.
Michela Zin, direttrice della Fondazione Pordenonelegge, ha ripercorso la storia del festival friulano, giunto alla ventisettesima edizione. Nato in un contesto fortemente industriale, Pordenonelegge ha contribuito negli anni a trasformare la percezione del territorio, investendo in modo particolare sulle nuove generazioni e sui giovani volontari, gli “Angeli”, diventati parte essenziale dell’identità del festival. Zin ha inoltre annunciato un nuovo gemellaggio culturale con Lecce, che favorirà lo scambio tra giovani volontari friulani e salentini, unendo idealmente il Nord-Est e il Sud del Paese.
Oltre l’evento: i festival come reti permanenti
Dalle diverse esperienze presentate è emersa una visione comune: i festival culturali possono essere molto più di un calendario di appuntamenti. Possono diventare piattaforme di collaborazione tra istituzioni, scuole, biblioteche, librerie, associazioni, autrici, autori e comunità locali.
In questa prospettiva, la cultura diventa occasione per attivare reti durature e percorsi diffusi nel tempo e nei territori. Nel Frattempo nasce proprio con questo obiettivo: accompagnare il pubblico verso il festival di ottobre attraverso incontri e progetti che allargano la partecipazione e consolidano alleanze culturali. Un modello che permette a Conversazioni sul Futuro di non esaurirsi nei giorni della manifestazione, ma di abitare l’intero anno come processo continuo di dialogo, formazione e partecipazione.
Durante l’incontro a Torino, sono state illustrate anche alcune delle prossime tappe estive del percorso, annunciando due nuovi format che animeranno il territorio salentino nei prossimi mesi.
Dal 25 al 28 giugno, “L’Assedio – Sarajevo prima, durante e dopo” proporrà quattro giorni di incontri nei castelli della provincia di Lecce. La rassegna sarà dedicata alla memoria del più lungo assedio della storia contemporanea e a una riflessione sui conflitti di oggi, con ospiti nazionali e internazionali.
A luglio, invece, “Votarti m’affatica” raccoglierà l’eredità della storica rassegna di comunicazione politica “Io non l’ho interrotta”, concentrandosi sull’astensionismo e sulle ragioni del crescente distacco dei cittadini, in particolare dei più giovani, dalla partecipazione elettorale.
A rafforzare questa visione sono arrivati anche i saluti di Silvia Miglietta, assessora alla Cultura e alla Conoscenza della Regione Puglia, che ha ribadito l’impegno della Regione nel garantire continuità, stabilità e sostegno a festival e presìdi culturali diffusi, riconoscendoli come strumenti di crescita sociale, benessere e partecipazione.
Continuare a leggere il futuro
A chiudere l’incontro è stata la direttrice Gabriella Morelli, che ha voluto spostare l’accento sull’aspetto più intimo, umano e profondo del fare festival, partendo da un presupposto chiaro: fare rete significa innanzitutto non isolarsi. «Si è capito che da soli non ci piace stare e non ci piace fare le cose», ha esordito. «Noi mettiamo al centro del nostro fare cultura i luoghi e le persone. Senza questo elemento, riteniamo che non si possa crescere e che il nostro lavoro perda di senso, depotenziandosi». Mostrando una cartolina raccolta tra gli stand del Salone e donata all’assessora Miglietta, che riportava la domanda “E se la città fosse un progetto collettivo?”, la direttrice ha rilanciato il valore sociale della manifestazione: «Questo è esattamente l’obiettivo di quello che facciamo. Noi crediamo che la cultura sia uno strumento potentissimo per ridare ai cittadini e alle cittadine gli strumenti per poter esercitare, pienamente e consapevolmente, la loro sovranità. Ci crediamo molto, lo interpretiamo come uno strumento politico fondamentale». Un’energia, quella di Conversazioni sul Futuro, che si alimenta dietro le quinte grazie a un gruppo di lavoro unito da un forte legame affettivo: «Le persone che lavorano con noi amano il lavoro che fanno. In questa presentazione le avete viste sorridere tutte, perché ci sono relazioni vere e profonde. Il nostro lavoro è anche questo: continuare a crescere come un lievito che viene costantemente nutrito dagli incontri, dal dialogo e dalle persone. Mettiamo al centro questo. E chi vuole venire, venga a Lecce!».
L’appuntamento con il cuore del festival è a Lecce, dal 14 al 18 ottobre 2026, per cinque giorni di incontri, visioni, libri e conversazioni sul domani.
